logone Sapori, profumi e colori della storiaPer il Giubileo del 1400 il Papa tolse la scomunica a Tristano Savorgnan che, a diciassette anni di età assieme ad altri nove giovani nobili, aveva assassinato il Patriarca Giovanni di Moravia, il 13 ottobre 1394 in Udine.

Nel 1412 Tristano fu a capo di una congiura contro gli udinesi et così per loro divenne un nemico, in quanto egli fu il principale instrumento per assoggettare a Venezia la Patria del Friuli. Il Savorgnan allora si ritirò in Ariis e da lì respinse ogni assedio.
Nel marzo del 1413 era venuto sotto le mura di Ariis anche Sigismondo di Lussemburgo, Re di Ungheria e Imperatore del Sacro Romano Impero, mettendo quartiere in Castellutto e Rivignano.

Dopo un mese di inutile assedio al castello di Tristano, all’Imperatore Sigismondo era venuto dapprima in noia, poi in odio acuto il mangiar del continuo il rancio dei suoi cavalieri e fanti: lamentava altresì che il vin di sidro gli procurava atroci dolori al ventre, come scriveva alla moglie, lascita nel feudo di Costanza.
Mandò a chiamare frà Gualtiero da Feldkirchen, monaco al seguito delle truppe e questi lo informò che tale Valentino da San Giorgio, dipintor d’ancone, verseggiatore e poeta vernacolare, potea entrare et uscire a suo piacimento dal Forte di Ariis.
Nella notte senza vento i tre, incappucciati, attraversarono lo Stella (nei pressi del mulino) e penetrarono non visti nel borgo.

Non era ancora scoccata l’ora nona quando bussarono all’uscio della hosteria di messer Girolamo, che li invitò ad entrare, li fece sedere accanto al fuoco et portò loro una caraffa del miglior vino.
Le coppe s’alzarono all’unisono e nel bagliore rossastro della fiamma l’oste poté intuire i volti degli avventori. Mangiarono in silenzio ma senza fretta anguilla, spiedi con polli, anatre, pernici e starne, rape alla cenere; bevvero innumeri coppe di vino e grappa che riscaldarono in profondità la mente e il cuore del potente Sovrano, in alto si levarono le coppe, Messer Gallici brindò con loro.

Sigismondo ébbro e grato ebbe parole di elogio: vino nettare degli Dèi, Ambrosia! Noi affermiamo, per volontà di Dio, da non esserci carne migliore della Patria del Friuli al fiume Reno!
I suoi occhi si fecero lucidi, si velarono di una cortina di malinconia: il suo pensiero volò alto e lontano, verso altri fiumi, altri paesaggi, altre castella: casa sua. Brandendo uno spiedo a mò di spada, il grande Re balzò in piedi e fatto inginocchiare davanti a sè Girolamo Gallici sentenziò, in segno imperituro di stima et amicizia che lui et i suoi discendenti sarebbero stati da quel momento e per i saecula saeculorum reggenti del Principato di Ariis nella loro hosteria, tempio di ogni delizia.

Era la notte del 15 aprile 1413. Due giorni dopo, Sigismondo levò l’assedio, concluse una tregua con i Veneziani in Castellutto e si ritirò verso Costanza.

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